La scuola degli scalpellini Roglianesi

Maestri artigiani, progettisti ed esecutori di opera di straordinaria bellezza che vengono ricondotti ad una Scuola con stili inconfondibili.
Si parla di scalpellini roglianesi ma si deve fare riferimento ad un’area ben più vasta del borgo di Rogliano, che in quanto centro più popoloso dell’area del Savuto sicuramente brulicava di botteghe e cantieri.
La produzione artistica degli scalpellini roglianesi raggiunse l’apice nel periodo del Barocco. In particolare sotto la direzione di Niccolò Ricciulli e Niccolò Nicoletti si realizzarono opere quali i portali del Duomo di Rogliano e della chiesa della Madonna della Sanitá (poi dedicata a Sant’Ippolito Martire).
La fama degli scalpellini roglianesi fu tale che da Napoli in giù erano richiesti un po’ ovunque, specialmente dove si costruivano opere sacre solenni e fabbricati civili sontuosi.
La tradizione vuole che nel XVII sec. d.C. l’avanguardia di questo esercito di artisti-artigiani fosse rappresentata da un gruppo di fratelli di Rogliano (sette secondo le fonti storiche) cosiddetti “sciardari” scalpellini e intagliatori esponenti di primo ordine di questo “movimento” che ha lasciato tracce in gran parte della Calabria e non solo.
Le opere sacre scolpite da abili scalpellini nei borghi del Savuto ed oltre, spesso, venivano ricavate da blocchi cavati ad Altilia.

Fra il XIII ed il XVI sec d.C. le cave di Altilia vengono sfruttate da maestranze locali e da scalpellini provenienti dalla Valle del Crati e dalla Presila, soprattutto di scuola roglianese e cistercense. Dalle “Parrere” (forse derivato dal francese “parrère”, che significa cava di pietra) iniziò la longeva estrazione della pietra di Altilia molto ricercata da tutte le maestranze calabresi per le sue qualità plastiche nella lavorazione, ma soprattutto per la resistenza agli agenti atmosferici. La più antica cava sembra essere quella con incisa la data 1316 e due iniziali J.M. (Joannes Marsico).
Quando si costruiva una nuova chiesa, o se ne ricostruiva una distrutta da un terremoto, si sceglieva la pietra migliore per scolpirne i portali. Una volta ultimata l’estrazione del materiale necessario dalla cava la roccia veniva “segnata” con una croce a “Sancire” che da quella pietra non si dovesse estrarre oltre.

Il Savuto e Altilia sono legati indissolubilmente nella storia. Dalle antiche cave prospicienti il fiume, a ridosso del centro storico, venne estratta la pietra per costruire il Ponte Romano di località Sant’Angelo eretto a servizio della Via Popilia nel II sec. a.C. L’ingegno dei costruttori romani realizzò gli archi portanti in calcarenite a secco e perfettamente squadrata da scalpellini di abilità incredibile. Caratteristica che diede all’opera la forza di resistere fino ai nostri giorni.

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